IL RUOLO DELLA SCUOLA NELL'EDUCAZIONE

Di fronte al tema delle difficoltà di apprendimento la scuola deve porsi il problema del destino personale del bambino o del ragazzo con difficoltà di apprendimento scolastico, perchè il primo vero problema delle difficoltà di apprendimento non consiste nel fatto che l'alunno non impari, ma negli effetti che tali difficoltà producono nella sua vita.

L'azione didattica dovrebbe essere modellata sulla base della diversità degli obiettivi da perseguire per i diversi alunni.
Spesso invece la "differenziazione" viene affidata non tanto alla programmazione, ma all' azione del docente nell'ora di lezione: si parte dal presupposto che se l'insegnante si impegna, può trovare il modo per raggiungere l'alunno e risollevarlo dalle sue difficoltà . In realtà il tempo è funzione centrale dell'apprendimento e il bambino con difficoltà di apprendimento ha bisogno di un tempo - diceva Bloom - fino a cinque volte maggiore. Naturalmente, un'organizzazione scolastica rigida, e ferma all'illusione che la capacità di flessibilità del sistema stia tutta nell'azione del docente nella classe e nell'unità di tempo, raggiungerà sicuramente risultati miseri sui grandi numeri.
Da un lato, è vero che, per affrontare il problema delle difficoltà di apprendimento, una delle condizioni importanti è un' avanzata professionalità del docente, sia nella conoscenza profonda delle discipline, sia nella conoscenza e nel trattamento didattico specifico delle difficoltà di apprendimento.
Una professionalità che comprenda la conoscenza dei processi di formazione delle strutture cognitive, linguistiche, della personalità e dei processi di apprendimento dalla nascita al termine dell'età evolutiva. Se una tale conoscenza fosse condizione normale della professionalità docente, la scuola cambierebbe molto profondamente e la comprensione e il trattamento delle difficoltà di apprendimento conoscerebbero un vero salto di qualità .
Le conoscenze relative all'apprendimento e conoscenze di tecniche didattiche - porterebbero i docenti a "non fare danni" (sono molti infatti i problemi indotti dalla scuola, e quelli che la scuola amplifica, anzichè riconoscerli e rispettarli) e ad acquisire una professionalità specialistica, capace di produrre maggiore autostima fra i docenti e maggiore riconoscimento sociale.

Dall'altro la riduzione delle difficoltà di apprendimento non può essere perseguita con risultati apprezzabili senza una disponibilità di personale commisurata all'entità dell'esigenza di differenziazione dell'azione didattica. Se l'obiettivo è davvero ottenere risultati sui grandi numeri, occorre pianificare un' azione che preveda momenti di lavoro in piccoli gruppi orizzontali o verticali, di divisione della classe, di compresenza di due docenti, ecc.
Bisogna operare, almeno per qualche ora alla settimana, per gruppi di alunni tanto più piccoli quanto maggiori sono le difficoltà di apprendimento, mentre gli alunni che apprendono bene possono essere raccolti in gruppi anche molto numerosi.

Le scuole devono ormai arrivare ad operare secondo Protocolli Pedagogici-Didattici adatti alle diverse situazioni. Essere in grado, a livello di istituto, di identificare i tratti tipici delle situazioni di difficoltà di apprendimento e adottare specifici criteri didattici e organizzativi. Bisogna saper leggere le situazioni e saper decidere quando va proposta l'una o l'altra forma di intervento o se sia necessaria una valutazione psicodiagnostica o psicologica generale.