I FATTORI SCATENANTI DEL DISAGIO: L'INTERCONESSIONE DELLE VARIABILI

I fattori soggettivi

"Con il termine personalità  si fa in genere riferimento ad un insieme di caratteristiche che a seconda dei punti di vista possono essere considerate disposizioni, dinamismi psichici, repertori di comportamento, costellazione di tratti normali o patologici" (Salvini A., 1998).

C'è una vasta categoria di bambini, preadolescenti e adolescenti che soffrono per anni di problemi di autostima o disturbi di personalità , prima di riuscire ad elaborare soluzioni al problema del loro equilibrio personale.
I problemi psicologici sono troppo numerosi per farne una sintesi. Certo è che le caratteristiche psicologiche generali del soggetto, quali bassa autostima, scarsa motivazione, immaturità dell'io, etc. e lo scarso livello di conoscenza, l'inadeguatezza del sistema cognitivo (ovvero come esso interpreta la realtà), lo stile di apprendimento mnemonico tendente alla ripetizione più che alla comprensione, influiscono notevolmente sullo scarso rendimento scolastico.

Altro importante fattore che influisce in modo determinante sull'approccio scolastico è il contesto familiare: il livello di istruzione dei genitori, la zona e le condizioni di residenza, l' eventuale appartenenza a minoranze culturali/linguistiche, le carenze affettive, l'assenza di una valida rete di supporto alla famiglia.
Atteggiamenti educativi inadeguati possono interferire con la crescita responsabile del ragazzo: un atteggiamento iperprotettivo può favorire una carenza di impegno nell'affrontare le difficoltà quotidiane; un atteggiamento autoritario può determinare l'insorgere di una chiusura o di una rinuncia all'iniziativa, oppure di una tendenza all'aggressività; un atteggiamento troppo permissivo non favorisce lo sviluppo della capacità di tollerare la frustrazione.

Spesso accade che il bambino o il ragazzo "sfugga" all'apprendimento: questo può avvenire quando avverte in famiglia aspettative troppo rigide ed elevate per le quali teme di non essere all'altezza, ed evita pertanto di mettersi in gioco. Un'altra situazione tipica è data dalla gelosia verso il fratellino o la sorellina, che provoca nel soggetto atteggiamenti che lo mettano al centro dell'attenzione. Una strategia che viene a volte estesa ai rapporti con gli insegnanti e con gli altri adulti: un comportamento di " controllo " dei compagni, che consiste nell' intervenire continuamente per impedire che qualcuno sia più in vista di lui oppure nel cercare qualcuno più debole o timido su cui esercitare un potere di maltrattamento, in modo da trarre conferma della propria potenza e dimostrare che non è lui il debole, ma l'altro. In molti casi il soggetto si libererà di questi problemi solo da adulto. In qualche caso, però, il non esser stati capiti al momento giusto determinerà scelte scolastiche e di vita sbagliate.

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Il contesto socio-familiare

Ci troviamo a vivere in una società nuova e complessa, dal ritmo accelerato rispetto a quelle che ci hanno preceduto: una società economicamente molto sviluppata, che cambia costantemente volto, creando disorientamento e smarrimento.
Pensiamo, ad esempio, alla massiccia presenza di gruppi etnici provenienti dalle più diverse nazioni, che, se da un lato porta la ricchezza di culture diverse, di altri usi e costumi, dall'altro pone il problema dell'accoglienza e la necessità di modificare il concetto di cultura.
"Progresso", "benessere", "sviluppo tecnologico" sono i termini con i quali si è soliti connotare il presente per contrapporlo al passato. Per quanto riguarda la società occidentale, sono stati abbattuti molti tipi di povertà, risolte molte malattie, eliminate molte barriere, tanto fisiche che sociali; ma occorre anche considerare l'espandersi di nuovi mali, l'innalzamento di nuove barriere...
Il termine "disagio" è penetrato in modo cosí invasivo nel linguaggio corrente da essere utilizzato per descrivere sia le condizioni in cui versano intere categorie sociali (pensiamo al "disagio adolescenziale"), sia il vissuto dell'individuo.
La ricerca delle cause viene spesso individuata nella società dei consumi: il "bombardamento" mediatico prospetta al singolo una società alla quale occorre conformarsi; e l'individuo finisce per interiorizzare la necessità di adeguarsi al modello proposto. Da qui nasce e si sviluppa una nuova concezione morale, non più legata al bene e al male, ma allo star bene e allo star male: in questo tipo di società l'uomo è sempre più preso da se stesso, dà molta importanza all'autorealizzazione, finisce per non rispondere più, in maniera adeguata ed equilibrata, ai bisogni degli altri, e degli stessi familiari.

Il disagio dall'adulto spesso influisce sull'adolescente e sul bambino; categorie "deboli", che trovano l'adulto incapace di dare delle risposte significative ai loro numerosi interrogativi esistenziali.

Una certa dose di disimpegno educativo da parte dei genitori è anche evidente nella mancanza di autorevolezza che essi dimostrano. L'assenza delle necessarie regole di vita, dalle quali dipende la conquista dell' equilibrio formativo, viene percepita da bambini e adolescenti come una resa dei genitori. Tale percezione genera un senso di "libertà" che contrasta però con la percezione di un vuoto relazionale, che crea disagio e senso di solitudine.

Nella fase di crescita, il bisogno di modelli educativi validi e di restrizioni è forte:
sono le regole e i limiti che fanno assumere il senso della realtà. Cosí come è forte l'esigenza di dialogo, della disponibilità all'ascolto dei genitori.

Rinviare costantemente ad altro momento le richieste di comunicazione dell'adolescente, su problemi che, in un'età tanto delicata, costituiscono spesso un peso, può portare a varie forme di reazione, che vanno dalla chiusura in se stessi, al rifiuto di impegnarsi in attività responsabili, sino ad arrivare a veri e propri atti di violenza.

Viviamo in un'epoca nella quale cresce l'interesse per i diritti del bambino e per le giovani generazioni, ma la prassi quotidiana cozza spesso con le dichiarazioni d'intenti.
Famiglia, relazioni sociali, istruzione sono tutti ambienti le cui dinamiche possono ripercuotersi egativamente sul soggetto in evoluzione e innescare una serie di complesse e diversificate reazioni che caratterizzano oggi i comportamenti devianti di un numero rilevante di giovani.
Abuso di alcool, assunzione di sostanze stupefacenti, guida spericolata, disturbi alimentari e le altre condotte trasgressive, diffuse tra i giovani, sono manifestazioni di una sofferenza psicologica e di un desiderio inconscio di punirsi, di farsi del male, che talora giunge sino all'autodistruzione, al suicidio.

Occorre continuare a domandarsi il perchè di quanto accade, focalizzare l'attenzione sulle cause di quei comportamenti che derivano da un bisogno di dialogo, comunicazione, guida, formazione alle quali la società, in tutte le sue istituzioni (dalla famiglia alla scuola) non riesce spesso a dare risposta.

La complessità del fenomeno del disagio adolescenziale, e di conseguenza, dell'abbandono scolastico, richiede un'analisi di tutta una serie di variabili che vanno studiate al fine di prevenirne le manifestazioni.
Educare è il primo compito che la famiglia e la società devono assolvere, nella consapevolezza che ogni intervento contribuisce a scrivere la storia personale del singolo ragazzo, in termini di crescita e maturazione

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Il contesto scolastico

Spesso il contesto scolastico soffre di strutture e servizi assenti o inadeguati, di relazioni poco produttive, quali lo scarso utilizzo delle risorse culturali del territorio, rapporti non collaborativi con le famiglie, la scarsa competenza relazionale dell'insegnante e la formazione non idonea a prevenire le difficoltà, lo stile d'insegnamento di tipo trasmissivo-nozionistico.

Il ruolo degli insegnanti è significativo per l'identità del ragazzo e in grado di compensare eventuali carenze a livello familiare e sociale, di ridurre eventualmente forme di disagio scolastico. L'adolescente, ha bisogno di trovare a scuola una persona di cui si possa fidare, pronta ad ascoltarlo, a incoraggiarlo ma anche a rimproverarlo al momento giusto. La relazione educativa è però molto complessa perchè entrano in gioco diverse variabili, tra cui la valutazione, spesso sottovalutata ma carica di significato.

Tramite la valutazione, infatti, l'insegnante trasmette le sue aspettative relative alle potenzialità e all'intelligenza dell'alunno e, in generale, l'immagine che si è fatta di lui. È evidente che la valutazione può incidere sull'immagine che l'adolescente ha di sè e avere effetti negativi sull'autostima e sul rendimento scolastico. È necessario pertanto creare un clima sereno e positivo, all'interno della classe, come condizione fondamentale per esperienze di apprendimento positive.

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I fattori sociali

Molteplici i fattori sociali che possono degenerare in disagio esistenziale e scolastico, quali la provenienza da aree economicamente povere, l'emarginazione geografica e politica, la cultura dell'indifferenza, modelli socio-culturali violenti.
Vi sono molti bambini e ragazzi in condizione di povertà culturale e linguistica, che hanno alle spalle un ambiente socio-economico e culturale deprivato, che cadono facilmente in situazioni di emarginazione, entrando in gruppi di aggregazione in cui si illudono di esser più sicuri e più forti e in cui sono, invece, esposti a forme di vera e propria devianza. In questi casi il problema delle difficoltà di apprendimento diventa quasi sempre una questione di adattamento scolastico: la scuola dovrebbe allora proporre obiettivi di integrazione e di autostima attraverso il perseguimento di qualche forma di successo scolastico, l'introduzione per esempio di attività di tipo laboratoriale, la predisposizione di interventi coordinati con altre realtà educative e con i servizi sociali.
Nel caso di alunni di recente immigrazione, i problemi aumentano e sono rappresentati dal fatto di doversi impadronire della lingua italiana e, in alcuni casi, di possedere una preparazione scolastica poco adeguata a quella delle nostre scuole; si possono inoltre presentare gravi problemi di "identità culturale".

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UN CASO SPECIFICO: L'Immigrazione di seconda generazione

Negli ultimi decenni in Italia e in Europa, si è assistito ad un progressivo aumento di immigrati.
Nonostante i dati possano variare di anno in anno, ciò che davvero è cambiato rispetto agli anni passati è il radicamento dell'immigrato: lo "straniero" non è più di passaggio, non si ferma solo per un breve periodo di tempo, ma desidera trovare un lavoro, una casa ecc.. Il problema si pone dunque come problema di vero e proprio inserimento nel tessuto sociale.
Con l'aumentare della popolazione straniera, sono aumentati anche gli studenti stranieri nelle scuole, quei bambini o ragazzi che appartengono alla cosiddetta "seconda generazione", che emigrano in un altro paese seguiti nella maggior parte dei casi dalla famiglia, oppure nati direttamente nella società di accoglienza da famiglie di immigrati o da coppie miste, e che incontrano notevoli difficoltà nell'apprendimento.

Il fenomeno dell'immigrazione porta dunque con sè nuove problematiche; nasce pertanto l'esigenza di cercare nuove strade dal punto di vista politico, economico, sociale e culturale per fronteggiare gli importanti cambiamenti che avvengono e che pongono non pochi interrogativi.

La scuola è stata sinora in grado di gestire il fenomeno e raggiungere i suoi obiettivi? È in grado di fornire a tutti gli stessi strumenti?
L'educazione interculturale è stata individuata come la più alta forma di prevenzione e contrasto del razzismo e di ogni forma di intolleranza, in quanto punta al valore del dialogo e della relazione: in ambito scolastico, permette agli allievi di diversa provenienza etnico religiosa e sociale di integrarsi, di interagire, di realizzarsi.

I ragazzi di seconda generazione, in particolare, devono affrontare sfide spesso impreviste in una fase cosí delicata come l'adolescenza, anche se per i minori che sono nati in Italia o che hanno vissuto parte della loro socializzazione in Italia, le sfide da affrontare sono più leggere: vivere l'infanzia e parte della socializzazione nel paese di immigrazione, significa infatti sviluppare gusti, modi di fare ecc.. simili agli autoctoni.

Emigrare significa abbandonare, lasciare l'involucro protettivo (Anzieu, 1985) dei luoghi, dei suoni, degli odori, delle sensazioni che costituiscono le prime tracce su cui si è stabilito il codice del funzionamento psichico. Significa trovarsi a metà strada tra due culture, "strappare le proprie radici" (Mazzetti, 1996) dalla terra di origine, cercando un modo di trapiantarsi nella nuova terra, con la necessità di non rinunciare a se stessi, alla propria identità. Un fenomeno di questa portata evidentemente comporta l'attraversamento di determinati percorsi psichici e anche possibili manifestazioni di disagio.

Il senso di appartenenza ad un determinato gruppo, sia esso ristretto come un gruppo di amici o ampio quanto la popolazione di uno stato è un elemento fondante per la costruzione dell'identità personale: questo è vero in assoluto, ma lo è ancora più durante l'adolescenza. In questo periodo, infatti, ci si confronta in modo particolarmente forte con la società ( alle volte giungendo persino a forme di vera e propria ribellione) al fine di trovare un'identità realmente sentita come propria.

L'adolescente si trova di fronte a mondi culturali differenti, a volte contrapposti, rappresentati rispettivamente dalla cultura del paese d'origine e da quella della società in cui vive.

L'inserimento scolastico rappresenta inoltre per i minori un momento di forte tensione; nel nuovo contesto ciò che l'alunno aveva imparato nel paese di origine non viene riconosciuto, le sue conoscenze sono svalutate ed egli si percepisce incompetente, incompreso, incapace di confrontarsi con una lingua e con linguaggi costruiti sulla condivisione di codici culturali per lui inaccessibili. Egli deve saper ricominciare da capo, familiarizzando con immagini, regole e comportamenti nuovi, nella speranza che l'esperienza personale e il progressivo apprendimento della lingua lo aiutino a partecipare più attivamente alla vita del nuovo contesto in cui si trova inserito.

È necessario che la comunità di accoglienza aiuti il singolo e la famiglia immigrata a superare il momento di crisi e disagio, attraverso una maggiore attenzione verso questo tipo di problematiche psicologiche da parte dei servizi sanitari, sociali e educativi, che devono sviluppare specifiche conoscenze, competenze e abilità.

La scuola costituisce la principale agenzia di socializzazione (assieme alla famiglia) durante l'infanzia e l'adolescenza, in anni cruciali per la costruzione della propria personalità : nel caso degli alunni di origine immigrata, essa rappresenta anche la prima vera occasione di contatto con un organo dello Stato italiano. Dovrebbe, inoltre, essere in grado di fornire a tutti le stesse opportunità di successo futuro, di integrazione sociale e di sviluppo personale.

L'istruzione generale gratuita ed obbligatoria è stata senza alcun dubbio un'importantissima conquista. Ma se è vero che questo dovrebbe garantire a tutti gli studenti uguali opportunità di successo, gli studi in questo campo hanno dimostrato che in realtà ci sono moltissimi altri fattori che influiscono sull'effettivo raggiungimento dei risultati previsti. L'esempio classico è quello delle lingue straniere: l'alunno che ha la possibilità di seguire corsi di lingua specifici - o addirittura di soggiornare per un periodo all'estero - è ovviamente avvantaggiato sul compagno di classe che non ha tale opportunità. Per usare le parole di A. Giddens, possiamo concludere che, ancora oggi, "l'istruzione tende ad esprimere e a confermare le disuguaglianze esistenti molto più che a modificarle".

Tuttavia il periodo trascorso in classe riveste un'importanza cruciale per la realizzazione dell'integrazione sociale: se la scuola non è preparata a gestirlo, le eventuali conseguenze negative possono essere estremamente gravi. Il passaggio all'intercultura, ovvero a strategie di confronto con la diversità a vari livelli, è tuttora da completare.

Il nostro paese ha ripercorso le stesse fasi attraversate dall'educazione interculturale nelle scuole europee e occidentali negli ultimi decenni:

  • fase di assimilazione (inserimento delle culture minoritarie con assente o scarsa attenzione alla cultura d'origine);
  • multiculturalismo (scoperta del pluralismo, ma anche rischio di folklorizzazione delle culture);
  • interculturalità (fase ancora in divenire in cui occorre realizzare l'integrazione delle culture nella reciprocità).

In un'ottica interculturale, la formazione del docente diventa un tema di primaria importanza e deve essere sviluppato attraverso competenze specifiche e percorsi formativi. Sono necessarie nuove figure professionali, che, se, da una parte hanno una funzione di mediazione interculturale, dall'altra fungono anche da mediazione linguistica.

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